TOEFL iBT: the experience.

Si insomma, sono una blogger gelataia, una volta che sono tornata dalla Svezia mi sono completamente dimenticata di aggiornare il blog. Tuttavia eccomi qui, ancora intenzionata a scrivere qualcosa. Ma quello che scrivo oggi trascende dai miei viaggi, vi parlerò di una mia (molto) recente esperienza: il TOEFL.

 Immagine

Per cara grazia, una università di Monaco di Baviera ha deciso di ammettermi, perciò la sottoscritta ha dovuto prendere coraggio e iscriversi a questo maledetto esame in modo da certificare il suo (perfetto, ah come sono modesta) inglese. Come preparazione mi sono affidata esclusivamente al Barron’s che è quello che più si avvicina alle modalità di esame vere e proprie. Si può prendere da solo, con i cd (come nel mio caso) o addirittura anche con gli esercizi o ulteriori gingilli. Quell’affare inoltre, visto il suo peso e la sua grandezza, è dotato anche di licenza di uccidere.
Per il resto non ho seguito nessun corso, ho solo continuato a parlare inglese tutti i giorni, leggere qualche articolo e come al solito mi sono vista una valanga di telefilm in madrelingua.

Ma veniamo al dunque. L’esame si compone di 4 parti ed ha la durata massima di 4 ore e mezza,si ha una pausa di soli 10 minuti cronometrati dal computer in cui puoi permetterti di bere, mangiare e, se hai tempo, andare anche in bagno. Inoltre quando si arriva ti danno un foglio da compilare esclusivamente in corsivo, se non lo scrivi come dicono loro non te lo accettano (un ragazzo ucraino pensava di saper scrivere in corsivo, a quanto pare no). Non puoi portare orologi, cellulari, pacchetti di fazzoletti (solo sfusi), cibo, acqua ma per fortuna ti concedono di tenerti addosso le mutande. Hai a disposizione due matite e fogli di brutta che vengono distrutti, inceneriti e buttati a mare nel momento in cui li riconsegni. Ma vediamo l’esame più nel particolare.

Reading. Si compone di 4 testi, un’ora e venti in totale per svolgerli tutti, quindi preparatevi a fare un testo ogni venti minuti, altrimenti avrete qualche difficoltà a finire la prova. Viene presentato un testo di qualsiasi materia; io avevo arecheologia, storia, astronomia e biologia marina. Il lessico è piuttosto ostico e, per quanto all’inizio ti illudono che troverai le parole che non sai sottolineate e spiegate, alla fine devi usare una bella dose della tua immaginazione per riuscire a capire quello che si sta leggendo. Non soffermatevi troppo sul testo all’inizio, riapparirà una volta che vi sottoporranno le domande, tranne per l’ultima che ti chiede di scegliere i tre punti che riassumono il testo, lì avete l’occasione di revisionare il testo ma non lo avete accanto. Non è molto difficile questa parte, basta stare molto attenti nella lettura delle domande e le risposte sono facilmente individuabili.

Listening. Si divide in due sezioni, ciascuna sezione è composta da un dialogo tra due persone e due lezioni di qualsivoglia materia, per ogni sezione si hanno 10 minuti per rispondere alle domande dei tre ascolti. La comprensione non è difficile, l’inglese è molto chiaro e scandito perciò si riesce a capire abbastanza bene, si possono prendere appunti durante l’ascolto in modo tale da fare un punto della situazione. Le domande purtroppo io le ho trovate molto difficili, soprattutto per quanto riguarda la parte delle lezioni perchè, per quanto puoi prendere appunti, alla fine potrebbero chiedere qualcosa di diverso, a volte sono domande trabocchetto e non si ha la possibilità di riascoltare o rivedere il dialogo. Prima di questa prova fate un bel respirone e schiacciatevi bene le cuffie alle orecchie, anche la minima distrazione potrebbe rislutarvi fatale!

Speaking. Ed ecco qui l’incubo di tutti: parlare in inglese. Eh si perchè non solo devi parlare ad un microfono, non solo avrai una voce tremolate manco avessi visto il conte Dracula ma c’è anche il piccolo dettaglio che sei in aula con altre persone che cominciano a blaterare rispondendo alle loro domane, spesso causando grande distrazione e deconcentrazione. Si deve rispondere il totale a 6 domande: due di opinione personale, due che sintetizzano una lezione, e due che confrontano una lettura e una lezione e ti viene fatta una domanda di confronto. A seconda del tipo di domanda si hanno 15 o 20 secondi per prepararsi e 45 o 60 secondi per formulare la risposta. Esercitatevi molto, io pensavo che i secondi fossero troppi e che avrei fatto la muta, alla fine invece avrei anche sforato (va be, io ho la lingua lunga si sa). Questa parte è fulminea, anche qui potete prendere appunti in modo tale da aiutarvi a riorganizzare le idee.

Writing. La parte finale, quella che ti fa vedere la luce in fondo al tunnel. Bisogna comporre due testi, in uno viene chiesto di ascoltare un dialogo e leggere un passaggio sullo stesso argomento, in seguito si deve rispondere una domanda che mette a confronto i due passaggi; l’altro è un testo a carattere personale ed opinionistico, vengono chieste opinioni riguardanti qualcosa – nel mio caso “inquinamento: è giusto aumentare il prezzo del carburante per prevenirlo?”- qui bisogna dare una spiegazione della parte che si prende, portando degli esempi che ne dimostrino la validità. Quello che però voi non sapete è che l’esame è impostato con la tastiera americana, perciò solo quando vi forniranno del foglio con relative spiegazioni, vi accorgerete di aver scritto qualcosa di obrobrioso e più simile all’aramaico antico. Per il primo testo si hanno a disposizione venti minuti e bisogna scrivere ca. 150-275 parole mentre per il secondo si hanno a disposizione 30 minuti in cui scrivere ca. 300 parole. Attenti a tenere un pò di tempo per la rilettura, non inviate senza rileggere, i grammar nazi sono nascosti ovunque, soprattutto in questo tipo di esame.

Ecco, mi pare di aver scritto tutto, ovviamente non mi ricordo tutti gli esempi in particolare, quello che ricordo è che dopo l’esame avrei voluto darmi alla cioccolata e alla vodka, cosa che ho potuto fare per metà vista la presenza massiccia di antibiotici nel mio corpo (ah già, perchè mi pare giusto ammalarsi a tre giorni dall’esame). I risultati usciranno tra tre settimane, non so cosa aspettarmi ma spero che andrà bene, vista la mole di denaro che bisogna sborsare per questo esame (240$= ca 183 EU)

If you have any question, please feel free to ask.

The pen is on the table.

Sincerly,

Giulia (e la sua tortina anti depressione)

Immagine

Annunci

Oktoberfest – Monaco di Baviera

Eccomi qui, questa settimana è da panico quindi non ho dedicato molto tempo al blog. Tuttavia, siccome l’ansia pre-partenza ( 2 aerei in tre ore sabato, damn) non riesce a rilassarmi, proverò con il blog, raccontandovi della mia giornata all’Oktoberfest di quest’anno a Monaco.

Purtroppo posso darvi solo poche notizie relative all’evento, in quanto la sottoscritta si è fatta trascinare dallo spirito tedesco, offuscandosi la vista con un pò di birra! Io ho visitato Monaco nel week end in mezzo alla manifestazione, quindi il posto era affollatissimo, consiglio vivamente di non andare in quel week end, soprattutto se si vuole entrare nel vero spirito della festa; infatti è rinomato tra i tedeschi come “The Italian Weekend” vista la massiccia presenza di italiani, la maggior parte cafoni.

Se si va durante la settimana è meglio: è possibile accedere alle tende molto più facilmente e visitare la fiera con calma. Inolte se si va il week end in cui tutto comincia, si può avere l’occasione di assistere alla cerimonia di apertura dell’Oktoberfest che consiste nello “stappo” del primo barile di birra effettuata dal Sindaco della città che, una volta aperta urla a gran voce “O’zapft” (è stappata) e si danno via alle feste!

Comunque, alla sottoscritta quel giorno devono aver lanciato qualche macumba, me ne son successe di tutti i colori perciò sono arrivata a destinazione solo alle 11 di mattina: volete un posto a sedere per mangiare, cantare ma soprattutto BERE? Alzatevi all’alba.
Siamo rimasti in coda un’ora per entrare nel tendone prescelto (del birrificio HackerPschorr ) pressando contro massicci e corpulenti crucchi, tutti vestiti con i pantaloni di pelle e camicia a quadretti. Ovviamente io e la mia amica, che indossavamo i tipici abiti bavaresi che ti fanno delle tette che ti arrivano al mento, ci siamo fatte strada tra la folla urlando in quanti eravamo per trovare un posto. Alla fine per cara grazia ci hanno notato e ci hanno dato il posto…. all’aperto! Per entrare bisognava fare un’altra fila! A quel punto ci siamo seduti con i primi sconosciuti vestiti in pantaloni di pelle e abbiamo cominciato a bere e cantare tutti insieme.

Insomma, non scendo nei dettagli di quello che è successo poi, quello che vi posso dire è che un litro di birra costava 9 euro, di solito si danno 10 euro  il resto è mancia.. quelle poverelle sgobbano tutto il giorno portando fino a 12 boccali  alla  volta, è quasi tradizione. Il pollo.. oddio se ancora ci penso.. era favoloso! E la compagnia incredibile! Nonostante fossimo 10 tedeschi, una italiana e una francesce tutti parlavano inglese, tutti cantavano e parlavano come vecchi amici, gente che offriva da bere a persone incontrare due minuti prima.. insomma, i tedeschi sono meglio di quanto si possa pensare! (va be, poi io sono di parte)

Comunque una giornata non mi è bastata, purtroppo una pioggia torrenziale ci ha impedito di visitare la fiera con tutte le bancarelle, per questo suggerisco di visitare l’Oktoberfest per almeno due giorni: il primo giorno per girare tra gli stand, il secondo ci si chiude in uno dei tendoni e ci si ammazza di alcol in vero stile bavarese.

Ci ritornerei? Senza ombra di dubbio, il mio dirndl (abito tipico bavarese) non l’ho preso mica per bellezza!! (quello blu nella foto)

Bis Bald!

Ice Bar – Stoccolma

Oggi vi parlerò di un posto.. da brivido! Non sto parlando di nessuna storia degli orrori, nessun altro tour sui fantasmi; sto parlando dell Ice Bar di Stoccolma in cui sono stata un mese fa.

L’ICE BAR si trova nel cuore della capitale svedese, assolutamente semplice da raggiungere è il primo dei bar-ghiaccioli nel mondo che è permanente. Non è un locale gigantesco, non immaginatevi un castello di ghiaccio (per quello vi tocca andare in Lapponia, ed è un albergo) tuttavia vale la pena visitarlo. L’interno, compresi i bicchieri in cui vi viene servito il cocktail, è realizzato in puro ghiaccio trasportato dal fiume Torne a Jukkasjärvi, nella Lapponia svedese. La temperatura si aggira sempre intorno al -5°C per questo all’ingresso vi muniscono di mantella termica e guanti da sci (purtroppo non molto utili quando hai l’iphone come macchina fotografica).

Per quanto riguarda il costo, può variare. La cosa più conveniente da fare è prenotare online e cavarsela con 180 corone (ca. 20 euro), inoltre la prenotazione ti dà l’opportunità di scegliere la fascia oraria che preferisci, evitando così di presentarti e sentirti dire che il bar è già fully booked. Ci sono turnazioni che durano 45 minuti in totale, nel prezzo ti vengono consegnati la mantella con i guanti e un cocktail (nel bicchiere fatto di ghiaccio) da consumare al bancone.

Forse penserete che il prezzo è abbastanza elevato, magari 45 minuti vi sembrano essere troppo pochi; vi assicuro che spendere questa cifra per una volta si può fare, sicuramente non cadrete in rovina, per quanto riguarda la durata – fidatevi – dopo 45 minuti desidererete ardentemente uscire per cercare un pò di tepore! In ogni caso, il cocktail aiuta quindi vi suggerisco di usare la consumazione!

Se volete altre informazioni per prenotare consultate il sito!

Saluti dalla puffa svedese (ancora per poco!)

Caverne del Drago – Mallorca

Due estati fa ho passato una piacevole settimana di relax a Palma de Maiorca, nelle Isole Baleari (Spagna) e siccome mio padre aveva il controllo dell’auto decideva lui le destinazioni: andare in spiaggia? NON SIA MAI! Piuttosto visitiamo ogni angolo della dannatissima isola (con 35 gradi e sapendo che l’acqua cristallina ti aspetta).
Devo dire che però, in fin dei conti, queste cose si imparano ad apprezzare.. forse non subito quandi si è più giovani, sicuramente non quando sei una bambina e il tuo unico pensiero è giocare con le bambole.. ma alla fine ho capito che avere la possibilità di visitare tutti quei luoghi che ho esplorato ancora prima di essere maggiorenne è un privilegio e devo solo esserne grata. Ed è quello che ho imparato a fare, ho imparato ad apprezzare ogni luogo che visito, con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Tornando a noi, le Caverne del Drago si trovano a Porto Cristo, e sono caratterizzate da 700 metri di percorso sotterraneo in cui si fronteggiano, schivano e respirano migliaia di stalattiti e stalagmiti, centinaia di colonne che configurano un ambiente tanto surreale quanto concreto, dove la fantasia può perdersi e lasciarsi andare, esplorando tra le cavità della grotta. E, infatti, gli isolani hanno voluto rendersi complici di tanta bellezza, allestendo nel tempo un percorso di luci e suoni che rende oggi giustizia all’eccezionalità  dell’ambiente. Purtroppo per fare delle foto decenti devi avere una “signora” macchina fotografica oppure molta pazienza ma non ci si può fermare nello stesso punto troppo a lungo perchè bisogna seguire il gruppo (e se rimani in fondo invece che stalattiti ti ritrovi a fotografare le zucche di tutto il resto della fila)

Davvero stupendi i giochi di luce e colore, inoltre si ha la possibilità di assistere ad uno spettacolo canoro di pochi minuti in cui gli artisti entrano nella grotta in cui si  trova il lago Martel – dal nome del primo esploratore – con una barca e si esibiscono in un concerto tra i riflessi dell’acqua e delle superfici lucide delle stalattiti/stalagmiti.

Quando visitate Mallorca prendetevi mezza giornata per esplorare questo luogo; inizialmente ero scettica ma poi il tour è stato stupendo! (per non parlare del refrigerio che ti fa dimenticare la caldazza estiva!)

Spero che vi piacciano questi scatti che sono riuscita – con fatica – a immortalare!

Un bacio!

Verona – Italia

Oggi purtroppo non ho avuto molto tempo per dedicarmi a qualche avventura particolare, piuttosto mi sono dedicata a fare la massaia sfornando non una ma ben due torte al cioccolato. Questa sera quindi sarò breve e vi parlerò di Verona, città della conosciutissima Arena e per i più romantici, la dimora di Romeo e Giulietta.

Ho visitato la città in una manciata d’ore, non posso dire di sapere granchè su questo posto ma il mio intento non è quello di essere una guida di Discovery Channel, piuttosto cerco di vivere il momento, di cogliere il dettaglio e gioire dell’opportunità di vedere un nuovo posto (va bene, ho visitato Verona per la prima volta quando avevo 6 anni ma l’unica cosa che ricordo sono il mio vestito rosa confetto e un cellulare pieno di caramelle).

DA NON PERDERE!

1. L’Arena di Verona, un anfiteatro romano costruito a scopi ludici, oggi viene utilizzato per lo svolgimento di festival, rappresentazioni teatrali e concerti; tuttavia durante il giorno è possibile comprare il biglietto che ti permette di visitare l’arena in libertà. Non è difficile raggiungerla, ci sono molti parcheggi nelle vicinanze del centro storico che ti lasciano a 5 minuti da uno dei tanti ingressi della monumentale costruzione. Comunque quando sono andata ho potuto constatare che gran parte dell’arena non è stata modificata ma solo ricoperta da impalcature od eventuali seggiole. Se si fa la “Grande Scalata” per arrivare in cima vi troverete a camminare sulla pietra dell’Arena (è molto facile scivolare, se avete delle scarpe con una suola liscia preparate le ginocchia, o peggio, il fondoschiena). Niente a che vedere con il Colosseo ma comunque è sempre un piacere vedere queste costruzioni e meravigliarsi di come, dopo tutti questi anni, siano ancora in ottime condizioni.

2. La balconata di Giulietta, per i più romantici.. ma soprattutto LE più romantiche, vale la pena fare un salto a visitare questo luogo carico di amore e sentimento. Ogni giorno migliaia di turisti affollano le vie del centro per dirigersi verso il famoso balcone dove vennero pronunciate le famose parole “Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome![…]” e non solo viene data la possibilità di vederlo dalla piazza, ma con un pò di fortuna riuscirete anche a salire sul balcone e sussurrare al vostro amato dolci parole (lui intanto vi starà tirando dietro ogni santo che esista, come nel mio caso). Ovviamente nella piazzetta c’è uno sgamatissimo negozio di souvenir che vende lucchetti personalizzati che si possono appendere ad una delle pareti al fianco della balconata!

Insomma tutto qui, senza alcun dubbio tornerò appena ne avrò occasione, vorrei visitare il centro storico e conoscere meglio che cosa ha da raccontarmi la città. Inoltre sono curiosa di incontrare quella strana signora che ha cominciato a urlare in mezzo alla folla che fossimo tutti pazzi (quando si dice “Il bue che da del cornuto all’asino”)

Italy I miss you!

Ghost Tour Gamla Stan – Stoccolma

Dal momento in cui la sottoscritta ha passato non uno, non due ma ben otto mesi in Svezia, mi sembra abbastanza corretto fare un primo post che riguarda il Paese dei biondoni. Comincerò parlandovi di Gamla Stan – la città vecchia – ubicata nel cuore di Stoccolma è una piccola isoletta che ancora racchiude in sè la tradizionalità e la storia svedese (anche le insegne dei negozi sono fatte in “vecchio stile”), senza dimenticare che il palazzo reale si trova proprio qui!

Quello che vi racconterò riguarda più precisamente il “Ghost Tour” di Gamla Stan a cui ho preso parte verso metà settembre con amici e colleghi di lavoro, un’esperienza diversa e che non tutti sanno di poter fare quando visitano Stoccolma! Mi spiace solo che non potrò fornirvi dettagli molto particolareggiati poichè la mia memoria non ha una grande capacità (l’ho comprata in saldo col cervello) quindi vi elencherò a grandi linee quello che mi è stato raccontato.. starà a voi conoscere il resto dei racconti visitando la città!

LO SAPEVATE CHE..

1. Nella piazza principale di Gamla Stan – a Stortorget, dove oggi si trova il Museo del Nobel – si racconta che, tra il 7 e il 10 Ottobre del 1520, avvenne il cosiddetto “bagno di sangue di Stoccolma” in cui vennero decapitati un centinaio di nazionalisti svedesi che si opponevano all’unione con la Danimarca. La leggenda narra che in questi giorni ogni anno piova, come il giorno del massacro e che i rigoli d’acqua che attraversano le vie ai lati della piazza si colorino di rosso, come il colore del sangue delle vittime.

2. Ai confini di Gamla Stan (quelli che una volta erano i confini di Stoccolma) si trova un palazzo in cui si dice che una principessa tedesca abbia nascosto in profondità un tesoro che risulterebbe uno dei più valorosi d’Europa. Tuttavia nessuno ad oggi ha mai trovato il tesoro, tanti morirono nel tentativo di scovarlo; ancora oggi, di notte, se ci si trova nei paraggi dello scantinato del palazzo si può sentire il rumore di pale che scavano la terra.

3. Tra le vie della città si arriva alla Tyska Kirche, in cui si racconta che un re danese (no, non mi ricordo come si chiama) aveva aperto la tomba dove giaceva uno dei re svedesi insieme ai figli e si dice che si sia messo a mordere i corpi dei defunti fino a ridurli in pezzi; tutto questo per dimostrare il suo profondo disprezzo verso la casata svedese (mi auguro che mentre leggete voi non stiate mangiando).

4. Gamla Stan aveva anche un Boia: questo personaggio era solito svolgere le mansioni di decapitazione dei criminali e… netturbino della città! Non solo doveva pulire i rifiuti che ogni svedese lanciava fuori dalla finestra (iamme ià, diremmo dopo “Benvenuti al sud”) ma doveva anche occuparsi di ripulire il “sistema fognario” di TUTTA la città! Il povero disgraziato era odiato da tutti, viveva in solitario in un vicolo cieco e l’unico modo per sbarazzarsi del titolo che si portava sulle spalle era suicidarsi o farsi decapitare. Questo di solito era un condannato a morte a cui veniva data una seconda chance (ma che fortuna!)

5. Si racconta che dove ora è stata costruita una scuola elementare – la estniska skolan-  in passato si trovasse un cimitero. Ancora oggi leggende narrano di strani fatti, soprattutto se si scende nello scantinato dell’edificio. Nella scuola dicono che sia stato messo un coprifuoco che impedisce di rimanervi dentro una volta che è calato il buio; chiunque ci sia stato di notte afferma di aver intravisto un fantasma.

Questo è quello che ricordo del tour, lo consiglio davvero per gli amanti delle storie di spettri o dell’orrore.. sempre che siano solo storie!

Sogni d’oro!

p.s. Questa è una foto di Stortorget, il vicolo sul fianco del palazzo rosso è uno dei luoghi in cui l’acqua sembra trasformarsi in sangue per il Blodbad

Sacher Torte – Vienna

Ed ecco qui il mio primo post che riguarda le specialità e piatti tipici dei Paesi in cui sono stata! Il prescelto per battezzare questa sezione (Pasticci – nella barra del menu) è l’amata Torta Sacher.

Come vi ho già detto, questa estate ho visitato Vienna e non poteva di certo mancare la tappa al famoso Hotel Sacher! Questo è il luogo in cui la rinomata torta al cioccolato è stata inventata e dove ancora oggi viene prodotta e rivenduta con la sua ricetta unica al mondo. Il dolce è protetto da un marchio di fabbrica che non permette di produrla in altri luoghi, se volete assaggiare l’originale quindi dovete muovere il vostro grazioso popò dal divano e andare nella capitale austriaca (oppure al Sacher Shop di Bolzano, se siete pigri D.O.C.).

Per fortuna quando sono andata a provarla non c’era molta gente, tuttavia ho dovuto aspettare in fila per qualche minuto prima che mi facessero accomodare. Ovviamente il menu non è stato nemmeno consultato.. non vado all’hotel sacher per mangiarmi un sandwich dopotutto..! Una fetta – grossa e accompagnata da panna montata fresca – è costata  4.80 euro, non proprio economica ma è un sacrificio che si può fare per una volta (anche più di una, ammettiamolo) ed era buonissima! Ne sono rimasta piacevolmente soddisfatta!

Curiosità:

  1. La torta consiste in due strati di pasta di cioccolato leggera con al centro un sottile strato di confettura di albicocche o ciliege. Il tutto risulta ricoperto di uno strato di glassa di cioccolato fondente.
  2. La ricetta originale prevedeva 18 albumi e 14 tuorli! Per gli stomaci d’acciaio!
  3. I viennesi la accompagnano a del thè o caffè perchè la ritengono troppo asciutta senza nulla ad accompagnarla (in effetti a noi hanno portato un bicchiere d’acqua, se no ci strozzavamo).

Acquolina in bocca?

Guten Appetit, Leute!

Tiergarten Schönbrunn – Vienna

Oggi ho deciso che vi parlerò di una delle mie tappe di questa estate: Vienna, più particolarmente del Tiergarten – lo Zoo –  che si trova nello stesso parco dello Schloss Schönbrunn (la simpatica e “contenuta” residenza estiva della casa imperiale d’Asburgo).
Siccome il mio ragazzo è particolarmente fissato con gli animali, in vero e proprio stile National Geographic, ci siamo comprati il biglietto cumulativo per visitare lo Schönbrunn Zoo, la Palmenhaus (serra) e Wüstenhaus (casa del deserto).

La Wüstenhaus è quella con cui abbiamo cominciato il nostro (neverending) tour del parco: questa desert house ricrea un ambiente desertico, il clima è caldo e asciutto (da boccheggiare insomma) e al suo interno si trovano specie che si sono adattate a questo tipo di temperatura.. anche se a dirla tutta ci sono più piante – cactus, cactus ovunque – e uccellini svolazzanti, piuttosto che rettili (e una specie di talpa spelacchiata e cieca, molto tenera!). Siamo stati dentro giusto per una quiky sauna e poi siamo passati alla tappa seguente.

La Palmenhaus contiene la collezione della famiglia imperiale di piante esotiche. La struttura venne terminata nel 1883 con un’altezza 25 metri ed una larghezza di 28, facendo di essa una delle più imponenti serre d’Europa ed è anche molto bella esteticamente, soprattutto perchè viene circondata da un giardino curatissimo e pieno di profumatissimi fiori. Attualmente essa accoglie circa 4500 specie di piante differenti ed alcune di queste vengono scambiate con altre, a seconda della stagione. Quando sono entrata nella zona della foresta tropicale ho avuto quasi paura che qualche indigeno spuntasse fuori e mi rapisse, vi dirò.

Ed eccoci finalmente all’attrazione principale, il Tiergarten. Il giardino zoologico, fondato nel 1752, è lo Zoo più antico del mondo. Su una superficie di 17 ettari convivono animali provenienti da tutti i continenti. In un ambiente baroccheggiante – quello che era lo zoo inizialmente, al centro del parco  – si possono vedere panda, koala, rinoceronti, elefanti, foche, leopardi, giraffe, ecc. poi il perimetro si è esteso, dando vita a nuovi spazi per altri animali (zona orsi polari under construction!). Complessivamente il giardino zoologico di Schönbrunn ospita oltre seicento specie animali, alcune delle quali a grave rischio di estinzione e vi posso assicurare che vederle tutte quante in un soleggiato pomeriggio di agosto non è un gioco da ragazzi (but we did it!).

Cosa mi è piaciuto di più? A parte la smodata fissa di rincorrere e fare amicizia con lo scoiattolo dello zoo mi hanno affascitato parecchi animali: c’erano dei simpatici lemuri che mi hanno fatto canticchiare “I like to move it, move it” per un lasso di tempo indeterminato, i panda che passano le loro giornate a mangiare e a grattarsela (la bella vita), I PINGUINI e un curioso pavone albino, che non avevo mai visto e infine uno scorpione che si illumina al buio (antisgamo mi han detto)

Ci sono altri animali che mi sono piaciuti ma penso di avervi dato un’idea generale! Vienna è una città meravigliosa e questo zoo è spettacolare, non perdetevelo se siete lì! (soprattutto se siete con bambini o maniaci di documentari 🙂 )

p.s. continuo ad odiare i terrari e gli insetti, che siano in gabbia o meno!

Alla prossima!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ehekarussell Brunnen – Nürnberg

Visitando Norimberga questa estate mi è stato possibile scovare questa fontana che mi ha affascinato molto (insieme a molte altre cose in quella città, ma ci arriveremo poco alla volta).

La Ehekarussell-Brunnen si trova in Ludwigsplatz, ed è la controversa fontana di Jürgen Weber meglio conosciuta come il “Carosello del Matrimonio”. Costruita nel 1984, la fontana ed il suo costo causarono qualche scontento tra alcuni cittadini di Norimberga (sti crucchi dal braccino corto!). Le sette fasi dolci e amare del matrimonio raffigurano sia gli aspetti positivi che quelli negativi dall’inizio dell’amore fino alla morte, incluse la passione, la bramosia e la mancanza di stima.

Ci sono sei carrozze, ognuna porta una coppia, mostrando diversi punti di vista della vita coniugale. Il cigno con gli amanti descrive la passione tra un uomo e una donna, mentre la donna grassa che mangia avidamente dimostra una mancanza di apprezzamento per ciò che il suo partner ha sacrificato per lei. Il poeta stesso è posto al centro della fontana, amoreggiando in quello che sembra un fascio di grano. Questa fontana è ispirata alla poesia di Hans-Sachs “Bittersweet Married Life” (Gioie e Dolori della Vita Coniugale) e si trova nel cuore della Città Vecchia. Chi è interessato alla poesia stessa dovrebbe cercare la lastra di pietra a forma di cuore a lato della fontana.

Devo dire che le figure rappresentate non sono di una bellezza maestosa, piuttosto sono quasi inquietanti. Tuttavia quando ho cominciato a guardarle mi è stato impossibile levare lo sguardo dai quei volti deformati dalle emozioni contrastanti di amore e dolore. Se mai doveste visitare la città, questo è sicuramente qualcosa da vedere!

Qui troverete alcune foto, tanto per farvi un’idea!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Tschüß!!

Complain less. Enjoy more.

Ora tocca a wordpress, ebbene si, dopotutto se non provo ad avere un blog ovunque non sono contenta. In ogni caso.. questa volta ho deciso di incanalare le mie energie in questo progetto perchè mi è stato fatto recentemente notare (ok, non solo recentemente) che sono una lamentosa cronica, che ho sempre da ridire su tutto e non sembro mai essere contenta. In realtà tirando le somme della mia vita, ma soprattutto di questo ultimo anno, non ho niente per cui ritenermi infelice, piuttosto è stato uno degli anni più belli della mia vita so far.

Quindi ecco perchè sono qui, per raccontare quello che ho visto, quello che vedo e che vedrò intorno a me. Un diario in cui conservare i ricordi entusiasmanti e positivi delle mie giornate in cui potermi rifugiare quando tutto sembra andare male.

Enjoy!